Manicomio di Voghera: storie e foto

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L’ex manicomio di Voghera è una struttura di circa 12.000 mq, costruita nel 1876 in quella che allora era una zona dimenticata avvolta dalla nebbia e immersa nella campagna. In circa cento anni di attività ha ospitato migliaia di pazienti, ed è di loro che voglio parlarvi; l’archivio completo di cartelle cliniche giace abbandonato in una sala della struttura: si tratta di un patrimonio immenso che racconta la storia del manicomio e della malattia mentale ma preserva soprattutto la vita delle persone, di tutti coloro che sono entrati e mai più usciti da quel grande cancello di ferro battuto.

manicomio di voghera

manicomio di voghera

manicomio di vogheraLa struttura abbandonata ormai dal 1998 ha un aspetto malconcio e malinconico, le persiane sbiadite e le ragnatele nascondono appena le enormi camerate vuote, i corridoi lunghissimi e bui e le rotonde dei furiosi, zone dedicate ai pazienti più violenti. Loro non hanno nomi, ma camminando tra vetri, foglie e abbandono sembra di vederli, legati ai letti con bende cucite a mano, soli nella loro sofferenza: le urla di disperazione riecheggiano tra le mura spoglie, il dolore è pungente come l’odore di quelle stanze in cui vivevano per 23 ore al giorno. Letto, soffitto, legacci.

Continuiamo a camminare nel tempo, al centro di una grande camera buia è rimasto lo scheletro di un lettino da bambino: uomini e donne erano ricoverati in zone lontane e separate, ma evidentemente qualche laccio è sfuggito; chissà che fine hanno fatto quelle creature, affogate nell’abbandono tra il manicomio e gli orfanotrofi di zona.

Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora

(Simone Cristicchi)

Corridoi lunghi, graffiti sui muri, disegni che aiutano ad evadere per qualche minuto, ad immaginare la vita fuori da quelle mura che proteggono ma stanno strette.

Dietro un angolo dell’ennesimo corridoio appare un porta con due nomi scritti con caratteri infantili, Luigina e Mario: gli sposi. Perché l’amore non conosce confini e a volte basta una piccola stanza per vivere un sogno, anche in età avanzata, anche dentro il manicomio. Nonostante la freddezza della struttura immaginarli mentre passeggiano per i giardini, innamorati e felici, scalda il cuore.

manicomio di voghera sposi
Luigina e Mario si sono sposati nella chiesa dell’ospedale psichiatrico e hanno vissuto insieme in una cameretta tutta per loro: mi piace immaginarli abbracciati su quel divano mentre si bastano a vicenda, nel loro piccolo mondo perfetto.

manicomio di voghera

manicomio di voghera sposimanicomio di vogheraChissà se Linda ha partecipato al matrimonio!

Linda è una bambina di 70 anni: ogni anno a settembre si iscrive in prima elementare, si fa comprare uno zaino nuovo, un astuccio pieno di penne e colori e le scarpe Lelly Kelly. La sua pensione serve a questo, a vivere la vita che sente più sua. Va a scuola in autobus, ogni giorno, ogni anno, sempre in prima elementare. A giugno quando finisce la suola inizia la piscina: costume nuovo e via, in autobus, ogni giorno fino a settembre.

La immagino vestita di bianco, con le sue scarpe da bambina, una lunga treccia di capelli candidi e un sorriso pulito, quello della felicità, mentre passeggia per quei corridoi infiniti e si pavoneggia mostrando a tutti il suo zaino nuovo: a volte basta così poco.

Lei è ancora nel manicomio di Voghera, insieme a Luigina e Mario, insieme a quelle 17.000 anime sofferenti che forse solo adesso hanno trovato un po’ di pace.

manicomio di vogheraPer visitare il manicomio di Voghera potete contattare direttamente l’associazione Spino Fiorito.

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