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Greenland: un giro nel parco divertimenti abbandonato

Nel nostro viaggio tra i tanti luoghi abbandonati in giro per l’Italia non poteva mancare Greenland, la città satellite degli anni ’90, un parco divertimenti non lontano da Milano ormai chiuso da diverso tempo.

Lo stato di abbandono è totale, non c’è più cura, non c’è più amore, sono rimasti solo gli scheletri delle giostre, vetri rotti e tanto degrado.

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Nei vialetti che fino a qualche anno fa ospitavano le corse e le grida dei bambini felici di trascorrere qualche ora a Greenland, un parco divertimenti incastonato nel verde, non è rimasto niente. Alcune giostre sono state completamente distrutte, altre, come l’ottovolante, sono lì a testimoniare la presenza di un “prima” fatto di famiglia e momenti spensierati.

greenlandNegli spiazzi davanti a quello che resta dei ristoranti l’erba è altissima, la natura ha ripreso il suo posto dopo l’abbandono, infilandosi in ogni crepa, in ogni spazio lasciato incustodito dall’incuria dell’uomo.

Visitare Greenland in autunno, in una giornata grigia di pioggia, ha reso ancora più forte la consapevolezza della totale incapacità di prenderci cura di quello che creiamo: il mondo ormai sembra essere diventato usa e getta, un grande parco verde da sfruttare per costruire, distruggere e abbandonare a nostro piacimento.

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Greenland oggi non ospita più bambini felici che corrono con la bocca sporca di cioccolato e lo zucchero filato appiccicato alle magliette; oggi è la patria di giovani curiosi che entrano senza permessi per il gusto di fare qualcosa di proibito, di lasciare il segno del proprio passaggio devastando quel poco che è rimasto.

E poi ci sono loro, gli ex giostrai, trincerati dentro le loro roulotte, protetti dai cani: non vogliono che Greenland venga venduto, non vogliono che quello spazio torni a splendere. E se ne stanno lì, a combattere una guerra persa in partenza, una guerra senza un cuore, mentre la natura continua a ricoprire spazio e tempo di verde e oro, foglia dopo foglia.

greenlandVisitare Greenland ci ha lasciato un senso di amarezza profondo, legato proprio all’idea della mancanza di cura per quello che abbiamo intorno: il parco divertimenti, con le sue giostre arrugginite e le foglie verdi è metafora di un amore non coltivato, soffocato dal fuoco della passione e poi dimenticato, dato per scontato e poi abbandonato.

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Manicomio di Voghera: storie e foto

L’ex manicomio di Voghera è una struttura di circa 12.000 mq, costruita nel 1876 in quella che allora era una zona dimenticata avvolta dalla nebbia e immersa nella campagna. In circa cento anni di attività ha ospitato migliaia di pazienti, ed è di loro che voglio parlarvi; l’archivio completo di cartelle cliniche giace abbandonato in una sala della struttura: si tratta di un patrimonio immenso che racconta la storia del manicomio e della malattia mentale ma preserva soprattutto la vita delle persone, di tutti coloro che sono entrati e mai più usciti da quel grande cancello di ferro battuto.

manicomio di voghera

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manicomio di vogheraLa struttura abbandonata ormai dal 1998 ha un aspetto malconcio e malinconico, le persiane sbiadite e le ragnatele nascondono appena le enormi camerate vuote, i corridoi lunghissimi e bui e le rotonde dei furiosi, zone dedicate ai pazienti più violenti. Loro non hanno nomi, ma camminando tra vetri, foglie e abbandono sembra di vederli, legati ai letti con bende cucite a mano, soli nella loro sofferenza: le urla di disperazione riecheggiano tra le mura spoglie, il dolore è pungente come l’odore di quelle stanze in cui vivevano per 23 ore al giorno. Letto, soffitto, legacci.

Continuiamo a camminare nel tempo, al centro di una grande camera buia è rimasto lo scheletro di un lettino da bambino: uomini e donne erano ricoverati in zone lontane e separate, ma evidentemente qualche laccio è sfuggito; chissà che fine hanno fatto quelle creature, affogate nell’abbandono tra il manicomio e gli orfanotrofi di zona.

Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora

(Simone Cristicchi)

Corridoi lunghi, graffiti sui muri, disegni che aiutano ad evadere per qualche minuto, ad immaginare la vita fuori da quelle mura che proteggono ma stanno strette.

Dietro un angolo dell’ennesimo corridoio appare un porta con due nomi scritti con caratteri infantili, Luigina e Mario: gli sposi. Perché l’amore non conosce confini e a volte basta una piccola stanza per vivere un sogno, anche in età avanzata, anche dentro il manicomio. Nonostante la freddezza della struttura immaginarli mentre passeggiano per i giardini, innamorati e felici, scalda il cuore.

manicomio di voghera sposi
Luigina e Mario si sono sposati nella chiesa dell’ospedale psichiatrico e hanno vissuto insieme in una cameretta tutta per loro: mi piace immaginarli abbracciati su quel divano mentre si bastano a vicenda, nel loro piccolo mondo perfetto.

manicomio di voghera

manicomio di voghera sposimanicomio di vogheraChissà se Linda ha partecipato al matrimonio!

Linda è una bambina di 70 anni: ogni anno a settembre si iscrive in prima elementare, si fa comprare uno zaino nuovo, un astuccio pieno di penne e colori e le scarpe Lelly Kelly. La sua pensione serve a questo, a vivere la vita che sente più sua. Va a scuola in autobus, ogni giorno, ogni anno, sempre in prima elementare. A giugno quando finisce la suola inizia la piscina: costume nuovo e via, in autobus, ogni giorno fino a settembre.

La immagino vestita di bianco, con le sue scarpe da bambina, una lunga treccia di capelli candidi e un sorriso pulito, quello della felicità, mentre passeggia per quei corridoi infiniti e si pavoneggia mostrando a tutti il suo zaino nuovo: a volte basta così poco.

Lei è ancora nel manicomio di Voghera, insieme a Luigina e Mario, insieme a quelle 17.000 anime sofferenti che forse solo adesso hanno trovato un po’ di pace.

manicomio di vogheraPer visitare il manicomio di Voghera potete contattare direttamente l’associazione Spino Fiorito.